I Personaggi Non Partecipanti

- nel romanzo si parla di loro -
  • Michelangelo

    Scultore, architetto, pittore, addirittura poeta, Michelangelo Buonarroti è considerato uno dei più grandi artisti di tutti i tempi. Rappresenta un po’ lo stereotipo del genio tormentato e indomabile, disposto a fare solo quello che gli pare e come gli pare.
    Michelangelo non fa parte dei personaggi de ‘”L’Imperatrice”, è Raffaello (vedi sezione “I Personaggi Principali”) che nel romanzo parla di lui. La rivalità tra loro è nota e se anche i due non si sono mai scontrati direttamente, di certo non sarebbero mai andati a bersi un calice di vino insieme.
    Raffaello è solare, socievole. Ammira certi tratti della pittura del suo rivale, li fa suoi adattandoli alla propria sensibilità. Michelangelo invece, ruvido, scostante e ingestibile, considera l’altro un damerino raccomandato e arrivista, buono solo a soffiargli le occasioni migliori.
    Michelangelo sta a Raffaello come Beethoven sta a Mozart, come Maradona sta a Platini.
    Ma i fuoriclasse del Rinascimento sono tre, manca Leonardo. E’ lui senza dubbio il genio dei geni di tutti i tempi. Non mi azzardo a dire niente sul suo conto perché sono certa che da lassù troverebbe il modo di inventare una catapulta astrale con cui lanciarmi un meteorite in testa.

  • Cristoforo Colombo

    L'uomo più sfortunato della terra. Dopo il primo famoso viaggio del 1492 ne sono seguiti altri tre, uno più disastroso dell'altro. Convinto di essere arrivato in Giappone e successivamente in Cina, stramaledice Marco Polo che nel suo viaggio aveva trovato l’oro anche sugli alberi e lui invece soltanto rogne: gli indigeni sono ostili e gli uomini della sua ciurma gli mangiano in testa. Colombo è impareggiabile come ammiraglio, ma è sostanzialmente incapace di gestire i suoi uomini. I reali di Spagna, che hanno finanziato l’iniziativa, cominciano a spazientirsi e a considerarlo una mezza calzetta. Muore solo, malato e inviso da tutti, senza rendersi conto di aver cambiato la storia. Tempi duri quelli per la notorietà. E pensare che oggi basta partecipare ad Amici per diventare una star.

  • Lucrezia Borgia

    Anche lei in quanto a sfortuna non scherza. E' passata alla storia come diabolica avvelenatrice ma in realtà è soltanto una vittima succube di famigliari potenti e senza scrupoli. Già l'essere figlia di un papa avrebbe destabilizzato chiunque. In più si ritrova il diabolico e sanguinario Cesare Borgia come fratello, che pare le abbia messo gli occhi addosso (e non solo gli occhi). Gli affettuosi parenti, per ragion di stato, la costringono a una serie di matrimoni combinati. E al cambiare delle alleanze politiche e militari di famiglia, ecco che le rifilano ogni volta un nuovo marito. L'unico che le piace, Alfonso d'Aragona, le viene accoppato dagli sgherri del fratello. Trova un po' di pace con Alfonso d'Este, a Ferrara, che però le fa sfornare qualche figlio di troppo. Muore dopo un parto travagliato alla settima o ottava gravidanza.
    Che dire. Fosse vissuta oggi sarebbe finita in analisi da uno molto bravo.

  • Cesare Borgia

    Detto anche “Il Valentino”, è il figlio illegittimo del cardinale Rodrigo Borgia - eletto poi papa con il nome di Alessandro VI - e fratello dell’arcinota Lucrezia. Avviato dal padre alla carriera ecclesiastica, si rivela ben più incline a quella militare e grazie all’appoggio del re di Francia, nonché ai denari del padre, arriva a conquistare l’intera Romagna. A dire il vero, tra congiure e tradimenti, la storia del Valentino stordisce e confonde. L’ho letta e riletta più volte, appisolandomi tra una battaglia e l’altra, senza capire se il personaggio mi appassionava o no. Non mi è chiaro se ha ragione Machiavelli, che nel suo “Principe” vede in Cesare Borgia un abile condottiero, un politico lungimirante, oppure se davvero il Valentino non è altro che un crudele e spietato assassino. Neanche le immagini che lo ritraggono sono d’aiuto, con quel faccino bellino e gentile, da Luca Argentero con la barba.
    Cesare Borgia preferirebbe senza dubbio essere ricordato nella seconda versione, quella di lupo cattivo della Cristianità, di Goblin del Rinascimento. Per continuare ad ispirare romanzi, film, addirittura videogiochi meglio essere sempre un cattivo tutto d’un pezzo, piuttosto che una mezzavia. L’epitaffio: “Qui giace in poca terra quel che tutta lo temeva, quel che la pace e la guerra nella sua mano teneva” secondo me se lo è scritto lui.

  • Papa Giulio II

    Noto anche come "il papa guerriero", è uno dei pontefici più celebri del Rinascimento. Nemico feroce del suo predecessore papa Rodrigo Borgia, alias Alessandro VI, fa di tutto per farlo fuori - con santità, s'intende.
    Ho avuto la fortuna un giorno di ammirare il ritratto di Giulio II, dipinto da Raffaello. Quegli occhi mi hanno catturato e mi sono fermata a guardarlo per un quarto d'ora. Non hai niente da fare, direte voi. Può essere. Nella vita è bello ogni tanto perdere tempo a fare cose senza senso. Quegli occhi erano pieni di malinconia, ma non solo. C'era soprattutto rabbia in quello sguardo, rabbia e spavalda determinazione. Sembrava quasi che il papa sotto sotto ringhiasse. Una malinconica ringhiata.